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Volume 14, No.4

Editorial

by Stefano Lanzavecchia– [Translation]

Giochiamo col mondo

Non solo un invito. Piú di una speranza. Con lo stesso spirito di bambini che guardano con meraviglia tutto quello che capita loro sotto gli occhi. Ritornando alla gioia di voler sapere senza ragione, all’umiltà del marinaio che sfida il mare e lo rispetta perché sa che è piú grande di lui. Per potersi riconoscere in quanto si è costruito, nelle parole e nello sguardo sorridente degli altri. In armonia con la musica degli atomi e delle sfere celesti.

Stefano M. L. Lanzavecchia, Dicembre 1994

Like the ghost inside the atom
That spins it round and round
There’s magic in some words
Something you can’t explain
That conjures up that feeling
Of the sun inside the rain

J.C.

Persi nella ricerca del linguaggio perfetto (Assembler, J o Java?), dell’algoritmo ideale, dell’eleganza stilistica, troppo spesso finiamo col dimenticare che dietro alla serietà del lavoro c’è ancora e sempre lo stesso gioco che abbiamo cominciato da bambini. Ero per l’appunto poco piú di un bambino quando mi è capitato tra le mani il mio primo interprete APL. Non per caso poco tempo dopo ho sfogliato il mio primo numero di Vector: la felice combinazione di umorismo intelligente e competenza mi avevano impressionato. Allora, nei sogni ad occhi aperti di un bambino, la leggenda dell’APL aveva preso la forma di un mondo abitato da personaggi sorridenti e potentissimi, come i maghi delle favole. Soltanto due anni fa ho stretto per la prima volta la mano ad uno di questi nomi senza sembianze, scambiato un sorriso e finalmente associato un volto alla firma sotto il titolo di un articolo. E con mio grande piacere ho scoperto che la persona non tradiva i ricordi incantati del bambino. Numerosi incontri sono seguiti al primo ma purtroppo non sempre ho ritrovato quella stessa giocosa spensieratezza.

E, dopo tutto, è l’APL il linguaggio perfetto? Io credo di no. Nonostante i suoi numerosi pregi che non ripeteró in questa sede, e nonostante il fatto che la classe di problemi risolubili velocemente, efficacemente ed elegantemente in APL sia straordinariamente vasta, altrettanto vasta è quella delle applicazioni in cui l’uso di APL o derivati sarebbe un errore. È sempre piú evidente che un programmatore che entra nel ventunesimo secolo deve essere in grado di padroneggiare tecniche che spesso sono incompatibili con gli interpreti array-oriented dei nostri giorni. Non credo esista il linguaggio perfetto: credo invece, che, dato un problema, esista il linguaggio ideale per la sua soluzione. Maggiore è il numero di linguaggi che si conosce e minore è la fatica che si dovrà compiere per consegnare un prodotto funzionante e facilmente mantenibile. Spesso, il tempo speso nell’aggiornamento delle proprie conoscenze, è piú che ripagato dalla flessibilità guadagnata.

In fondo un bambino che sappia usare solo la paletta (avrei forse dovuto dire, seguendo Ian Sharp, “un temperino a lama singola”) non è un gran compagno di giochi...


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